Ernesto Pellegrini compie 80 anni. L’azienda, l’Inter, un uomo di cuore, un filantropo, auguri Presidente

L’indimenticato patron dell’Inter dei record, imprenditore e filantropo, lunedì compie 80 anni. Nato a Milano il 14 dicembre 1940. Nella storia del calcio italiano, prima che fosse venduto agli stranieri, sono esistiti i presidentissimi dei club metropolitani (i Moratti senior, i Rizzoli, gli Agnelli) quelli “pane e salame” delle società di provincia (Rozzi, Anconetani, Massimino), i discutibili padri-patron odierni (Cellino, Zamparini e Lotito) ma anche la categoria del Presidente gentiluomo quale è Ernesto Pellegrini. Quanto voglio raccontare nel fare tantissimi auguri al Presidente non è il solito Pellegrini, mitico Presidente dell’Inter, imprenditore, ma l’uomo Pellegrini. Milanes de Milan, figlio di ortolani, self made man, on ha mai dimenticato le sue origini, cuore, calcio, filantropia, un uomo con il “coeur in man”. Quella di Pellegrini è la più classica storia del self made man quella di Ernesto Pellegrini, che può essere portata a simbolo di una certa Italia imprenditoriale nata dal nulla negli anni sessanta e proseguita felicemente fino ad oggi.

Nel 1998 Bettino Craxi disse a Paolo Pillitteri: “scrivi, fai scrivere sulla Milano degli anni ’80”, Pillitteri era tornato al giornalismo ed era il mio condirettore all’Opinione delle Libertà, mi affidò una rubrica Gente di Milano, poi diventata I ritratti milanesi di Massimo Emanuelli, rubrica che usciva ogni domenica e 80 voglia degli ’80, successivamente uscirono due libri, Ernesto Pellegrini non poteva mancare sia nei libri che nelle rubriche. Mi ricevette nel suo ufficio in zona Famagosta, fu disponibilissimo chiacchierammo non solo sugli anni ’80 e su Milano dal dopoguerra in poi, ma anche di scuola e, naturalmente, di calcio. Figlio di genitori di origine contadine che facevano gli ortolani, cresce fra gli orti di Taliedo e la cascina di via Bonfantini, periferia est di Milano, orfano di padre in giovane età vive con la madre e il fratello Giordano in un alloggio popolare. Le prime lire le guadagna con i mazzetti di rosmarino venduti al Verziere, il mercato degli ambulanti. Diplomatosi nel 1960 al’Istituto Verri di Milano, dopo il diploma di ragioniere inizia a lavorare come contabile presso la fabbrica di biciclette Bianchi, guadagna 50.000 lire al mese e andando al lavoro con una bicicletta scassata. Riesce a stringere la mano al suo idolo, Fausto Coppi e diventa amico del suo meccanico Pinella de Grandi, detto “Pinza d’oro”. Dopo una gavetta di qualche anno diventa capocontabile e responsabile del servizio di ristorazione. Fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 intuisce che il miracolo economico avrebbe cambiato le abitudini alimentari degli italiani fonda quindi l’Organizzazione Mense Pellegrini ed è fra gli ideatori dell’Associazione nazionale gestori mense di cui è il primo presidente, nel 1968 conosce Ivana, che diventerà sua moglie, il primo appuntamento è in un ristorante: quando si dice il destino… Il segreto del suo successo è “laurà, laurà, laurà”. Nel 1975 nasce la Pellegrini SpA, anno per anno con intenso lavoro dà vita ad un impero. Nel 1979 nasce la Pellegrini Catering Overseas S.A., (azienda che segue le imprese italiane all’estero ed opera in Angola, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Marocco, Nigeria e Congo), si espande anche nei settori del catering e dei buoni pasto. Altre a conquistare importanti fette di mercato la Pellegrini gestisce le mense della Fiat, della Montedison, della Pirelli e della Siemens. Nel 1982 nasce anche la Central Food, Pellegrini si occupa quindi di buoni pasto, pulizie e servizi intergrati, distribuzione automatica e welfare aziendale. Partito dal nulla Ernesto Pellegrini è riuscito a costruire un impero. Gestisce le mense l’albergo di Vilar Perosa che ospita il ritiro della Juventus, la cosa gli è indigesta, essendo tifoso dell’Inter. Nel dicembre 1979 Ernesto scrive ad Ivanoe Fraizzoli patron dei nerazzurri: “caro Presidente mi permetta di dare un contributo ai successi della mia squadra”. Pellegrini viene convocato e arruolato nel consiglio, dopo pochi anni (e una corte discreta a Fraizzoli) l’8 gennaio 1984 viene incoronato diciasettesimo Presidente della storia nerazzurra acquistata per 6 miliardi e 800 milioni. Pellegrini cerca di tenere testa allo strapotere di avversari scomodissimi come la Juventus di Agnelli, il Milan di Berlusconi e il Napoli di Maradona. La leggenda vuole che Agnelli commentò l’acquisto con “il nostro cuoco è diventato Presidente dell’Inter, Pellegrini tira fuori la grinta arriva all’Inter e annuncia fiero di avere acquistato Rumenigge, nel suo decennio di presidenza non bada a spese. “Ha comprato Kalle Rummenigge!” – scrive Luigi Garlando in Ora sei una stella –. L’Avvocato ha fatto di tutto per portarlo alla Juve. Non c’è riuscito. Il suo cuoco sì». Ancora oggi il tedesco si sente con il Presidente, telefonate e scambi di auguri via sms, fra di loro sempre stima e rispetto. Pellegrini ha segnato dieci anni di storia dell’Inter, quella dei record, la grande armata del Trap, i “panzer tedeschi” (Matthäus-Brehme-Klinsmann), Nicolino Berti, l’Uomo Ragno, l’Aldone Serena e lo Zio Bergomi. In mezzo, ci sono le gioie e i dolori. Dieci anni che hanno dato all’Inter uno scudetto, due coppe Uefa e una Supercoppa italiana. Presidente dello scudetto dei record del 1989 con ben 58 punti sui 68 disponibili (la vittoria allora valeva due punti).

Dopo avere incontrato il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, unitamente alla moglie Ivana e alla figlia Valentina nel 1985, nel 1995 viene nominato dal Presidente Francesco Cossiga Cavaliere del lavoro, nel 1992 l’incontro con Papa Giovanni Paolo II, nel 1995 l’abbraccio con l’eterno amico e rivale Silvio Berlusconi. Nel 1995, al termine della Presidenza Pellegrini, il giornalista Mario Sconcerti gli dice: “lei è stato uno dei migliori e più sfortunati presidenti dell’Inter per la sua passione e i suoi investimenti.”

Sono 9000 i dipendenti del gruppo Pellegrini distribuiti fra le sedi di Milano, Roma, Lugano, oltre a tanti appalti in giro per il mondo, la Pellegrini è una delle poche aziende rimaste interamente italiane, nel 2019 ha registrato ricavi per 640 milioni di euro), l’azienda si occupa di ristorazione collettiva, buoni pasto, pulizie e servizi integrati, distribuzione automatica e, dal 2015, di welfare aziendale .

Nel dicembre 2013 nasce la Fondazione Ernesto Pellegrini Onluss che si rivolge “ai nuovi poveri” proponendosi di aiutare le tante persone che si trovano in condizione di temporanea difficoltà economica e sociale e favorire così lo sviluppo di nuove idee e nuove risposte ai bisogni che cambiano divengono più complessi. La Fondazione nell’ottobre 2014 dà vita a Milano Ruben, il ristorante solidale che ogni sera offre un pasto a 350 persone in difficoltà al prezzo simbolico di 1 euro (gratuito per i minori di 16 anni). Il ristorante prende il nome da un barbone morto assiderato in una baracca che Pellegrini aveva conosciuto da ragazzo. Ruben nella cascina di via Bonfantini, periferia est di Milano. Il ristorante Ruben ha sede in via Gonin 52 nel quartiere del Giambellino quello immortalato da Giorgio Gaber, una lunga strada della periferie ovest di Milano con bar, case popolari e grandi fabbriche.

Pellegrini da buon imprenditore cristiano tende la mano agli ultimi: persone senza lavoro, padri incapaci di provvedere ai propri figli, uomini e donne con lavori saltuari e famiglie troppo numerose da mantenere, ex detenuti stranieri in attesa dello status di rifugiati, parenti al seguito di malati in cura a Milano, privi di mezzi per provvedere alle necessità della trasferta, i volti dei “nuovi poveri”. Pellegrini capisce che è il momento buono per ringraziare il buon Dio del tanto che ha avuto dalla vita. E vuole farlo partendo da quello che sa fare meglio: ristorare le persone, dar loro un momento di nutrimento e conforto. Ogni sera si radunano un drappello di uomini, donne e bambini, italiani e stranieri, qualificati e non, single e capifamiglia che hanno perso il lavoro e rischiano di perdere la casa. Persone in situazione di difficoltà e fragilità economica che hanno chiesto e trovato aiuto nella rete costruita dalla Fondazione Pellegrini con i centri di ascolto delle fondazioni, delle parrocchie, le realtà del Terzo settore, i servizi sociali. Vengono per mangiare a una mensa che non è una mensa: diversa perché aperta a “quel” territorio e a “quelle” famiglie, diversa perché permette a ognuno di scegliere cosa mangiare e diversa perché permette a ciascuno di pagare il suo pasto al prezzo di 1 euro. Diversa perché Pellegrini non invita questa brava gente a una mensa. Porta i suoi ospiti al ristorante: il ristorante Ruben. Cinquecento coperti al giorno su due turni, dal lunedì al sabato: ci sono i volontari che servono al tavolo, parlano con gli anziani, imboccano i più piccoli, e ci sono le mamme e i papà, i nonni e i ragazzini di ogni età che a guardarli chiacchierare di scuola e Natale davanti a bistecche e patatine non pensi che a una normale sera speciale festeggiata a tavola e in famiglia. Il posto è bello, il cibo è buono, e poi l’occasione è davvero speciale: due mesi di cene, il tempo per tirare il fiato e ritrovare fiducia e dignità. E poi via, di nuovo in carreggiata ma più contenti e con qualche prezioso amico in più con il quale condividere un pezzetto di vita apparecchiata a tavola, perché è lì che nascono le più belle storie di paese e chissà che proprio di questo non abbia ancora bisogno la grande Milano. Cinquecento pasti al giorno con menù diversi, al Ruben lavorano dieci dipendenti e molti volontari: gente in grado di servire in tavola oltre al piatto, una parola buona e un sorriso che è sempre il cibo più gradito da chi soffre, fra i volontari anche Fulvio Collovati, campione del mondo di Spagna ’82.

Il 7 dicembre 2014 gli viene conferito l’Ambrogino d’oro con la seguente motivazione:
“Imprenditore di successo nel settore dei servizi e della ristorazione con oltre 7500 dipendenti in Italia e all’estero, Ernesto Pellegrini ha conseguito risultati importanti anche come dirigente sportivo e proprietario dell’Inter. Cittadino di forti convinzioni etiche e morali, ha sempre voluto condividere la sua fortuna con i più bisognosi in un generoso impegno solidale culminato nella costituzione di una Fondazione benefica e nella realizzazione del ristorante Ruben che fornisce ogni giorno centinaia di pasti al prezzo di un euro. il Cavaliere del Lavoro Ernesto Pellegrini ha saputo interpretare esemplarmente le più radicate virtù ambrosiane coniugando lo spirito imprenditoriale alla sollecitudine verso i propri concittadini più svantaggiati.”

Nel 2016 pubblica il libro Una vita, un’impresa, grazie all’Inter ho trovato il vero senso della fede. Una storia di passione, orgoglio, impegno e semplicità, un libro di educazione civica, è il diario della sua vita. La presentazione del libro è l’occasione di un altro nostro incontro dove ritrovo un Pellegrini visibilmente commosso, racconta i moneti salienti della sua vita umana, professionale e sportiva. “Sono un uomo fortunato e devo ringraziare Dio del tanto che ho ricevuto”

Nel luglio 2018 Pellegrini festeggia con la moglie Ivana le nozze d’oro.  300 invitati, fra i quali Benito Bedini, Diana Bracco, Alessandro Sallusti, Massimo Moratti, Letizia Moratti, Carlo Cottarelli, Fabrizio Palenzona, Aldo Serena, Beppe Bergomi, Franco Baresi e Fulvio Collovati, Albano e Romina Power, Luciano Fontana. Aperitivi, pesce crudo, burrate alle verdure, carni, affettati, formaggi. Cena e menù all’altezza: ciliegia di Foie gras, Risotto con gamberi di Onelia e Lime, Filetto di branzino con pesto gentile, Sorbetto al mojito, Piccola pasticceria. Dom Perignon a fiumi, aperte, senza dubbio, più di 500 bottiglie. Il clou prima della mezzanotte e prima della straordinaria torta nuziale (un vulcano di bignè) , il concerto di Albano e Romina (lei ha anche recitato una sua poesia d’amore scritta a 16 anni), giunti in ritardo ma perdonati per la passione coinvolgente con cui hanno cantato da Felicità a Ci sarà a Libertà con tanto di coro e orchestra . Con loro il figlio Yari Carrisi, definito un “filosofo della musica” che si è esibito nel suo repertorio. Con la coppia d’oro della canzone italiana han cantato tutti.

Un altro suo progetto è il reinserimento lavorativo. In occasione del suo ottantesimo compleanno viene intervistato da Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera, lo contatterò per farlo intervenire alla trasmissione radiofonica L’angolo della scuola. Nella Milano del 2020 stremata dal covid con tanti irresponsabili che sminuiscono il pericolo e che con le loro dichiarazioni e comportamenti folli contribuiscono ad alimentare la pandemia, Ernesto Pellegrini è un esempio di imprenditore illuminato, uomo di fede (cristiana e nerazzurra), guida nei momenti difficili, un suo intervento sarebbe da monito e rassicurante per il futuro della nostra città. La sua storia è piena di vita, popolata da brava gente cresciuta in un campo di calcio o di grano poco importa, perchè per Pellegrini non c’è scampolo di Milano, stadio o cascina, mensa o tavola troppo piccola per ospitare gioie e dolori di un’intera, grande città, e dove tutti, primi e ultimi, giocano all’ombra della stessa Madonnina. Portatore di una vera cultura imprenditoriale milanese . A Schiavi dichiara: “Trovo nella fede una spinta a guardare avanti». La pandemia ha reso più difficile il futuro aziendale? «In momenti come questi bisogna darsi da fare, cercare dei salvagenti. Questo è il tempo di agire, di non mollare. Quando i miei nipotini sfoglieranno le cronache di questo matto 2020 immagino che mi chiederanno: nonno, come avete fatto ad uscirne?». E lei cosa risponderà: «Il nonno con Valentina e Ivana, la tua famiglia, hanno fatto tutto quello che hanno potuto».

La storia di Ernesto Pellegrini è già diventata un libro che mi ricorda il volume Risorgeva Milano scritto da Antonio Greppi, il sindaco della Liberazione, ma potrebbe anche diventare un film, tipo Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, uomo di singolare intelligenza e acume, una grande semplicità, una smisurata generosità conserva valori eterni: l’amore per la famiglia, l’amicizia e il rispetto del prossimo. Quella di Ernesto Pellegrini è una bella storia, tipicamente milanese, auguri Presidente.

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